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Verso il Net Zero: le sei barriere da superare secondo Nature

Raggiungere il Net Zero entro il 2050 è la sfida più urgente e complessa per ingegneri, imprese e istituzioni. Un articolo di Nature delinea sei ostacoli strutturali che rallentano questa transizione e propone soluzioni concrete. Un’analisi tecnica e pragmatica che chiama il mondo dell’ingegneria a un ruolo attivo nella trasformazione sostenibile del sistema economico.

Net Zero: le 6 barriere tecniche da superare per accelerare la decarbonizzazione

Il raggiungimento del Net Zero, ovvero l’equilibrio tra emissioni di CO₂ prodotte e quelle rimosse entro il 2050, rappresenta una sfida senza precedenti per la comunità globale. Sebbene obiettivi e metriche appaiano chiari, la loro attuazione si scontra con una realtà fatta di ostacoli tecnologici, economici e normativi ben evidenziati dall'articolo di Nature, dal titolo "Six roadblocks to net zero — and how to get around them", scritto dagli esperti Lucas Joppa & Elizabeth Willmott.

Gli autori, forti di un'esperienza ventennale maturata nella strategia per il Net Zero e di un coinvolgimento diretto in investimenti superiori al miliardo di dollari, identificano sei ostacoli fondamentali che stanno rallentando la transizione ecologica e indicano altrettante strategie per superarli. L’importanza tecnica di questo approccio consiste nella concretezza con cui vengono affrontati aspetti spesso trascurati ma decisivi.

1. Privilegiare il progresso alla perfezione

Secondo gli autori, una normativa troppo rigida, introdotta troppo precocemente, rischia di paralizzare l’innovazione. Citano, ad esempio, il caso della Science Based Target Initiative (SBTi) che ha escluso centinaia di aziende a causa di standard troppo severi. È indispensabile, invece, adottare una strategia di miglioramento continuo, basata sulla flessibilità e sull’innovazione incrementale, così come è avvenuto con successo nel settore delle energie rinnovabili.

2. Priorità alle emissioni dirette (Scope 1)

La grande attenzione posta sulle emissioni indirette (Scope 3, quelle relative alla filiera produttiva e alle catene di fornitura) sta distraendo le aziende dal compiere azioni immediate e dirette sui propri processi produttivi (Scope 1, emissioni dirette dei processi aziendali, e Scope 2, emissioni indirette derivanti dal consumo energetico). Gli autori propongono un sistema gerarchico che privilegi inizialmente la riduzione delle emissioni dirette (Scope 1) e indirette energetiche (Scope 2), semplificando gli impegni aziendali e migliorando l’efficienza dei risultati.

3. Concentrarsi sulla domanda e sull'investimento, non necessariamente sulla consegna fisica

Il protocollo del Greenhouse Gas Protocol, utilizzato per contabilizzare le emissioni di gas serra, attualmente limita la possibilità per le aziende di ottenere crediti ambientali se la soluzione acquistata non viene fisicamente consegnata direttamente all'azienda stessa. Gli autori sostengono che il protocollo dovrebbe essere aggiornato per permettere alle aziende di acquisire crediti anche in assenza di una consegna fisica diretta del prodotto o servizio acquistato, purché l’investimento finanzi progetti sostenibili reali. Ad esempio, nel settore del carburante sostenibile per l’aviazione, non è cruciale tracciare la consegna esatta a un particolare aeromobile, quanto piuttosto assicurare che il quantitativo acquistato venga realmente immesso nel sistema complessivo dell’aviazione. Questo cambiamento incentiverebbe investimenti su larga scala e accelererebbe il progresso tecnologico.

4. Flessibilità tra riduzione delle emissioni e rimozione del carbonio

Gli autori contestano il vincolo imposto dalla SBTi di ridurre le emissioni del 90% prima di ricorrere alle tecnologie di rimozione del carbonio. Una simile restrizione ostacola l’innovazione e il progresso, in quanto impedisce lo sviluppo equilibrato e competitivo di soluzioni tecnologiche diverse e potenzialmente più efficaci.

5. Investimenti massicci in tecnologie emergenti

Le tecnologie di decarbonizzazione (idrogeno verde, acciaio sostenibile, cattura e stoccaggio di CO₂) sono attualmente troppo costose e poco diffuse. Per abbattere i costi e raggiungere economie di scala, sono necessari investimenti superiori a 4 trilioni di dollari annui entro il 2030. I mercati dovrebbero guidare questo processo, individuando autonomamente le tecnologie più promettenti.

6. Regolamentazione chiara e segnali economici stabili

È indispensabile superare il paradosso che vede i governi riluttanti a imporre regolamenti senza segnali di prezzo chiari, e i mercati in difficoltà a fornire tali segnali senza orientamenti normativi solidi. Occorre, quindi, una collaborazione più efficace tra settore pubblico e privato per generare un ambiente regolamentare che stimoli sia la domanda che l’offerta.

 

Conclusioni e rilancio

L'articolo di Nature indica con chiarezza che il Net Zero non può essere raggiunto senza un cambiamento radicale nella mentalità che governa gli investimenti e le normative ambientali.

Per gli ingegneri, il messaggio è chiaro: occorre sostenere soluzioni pragmatiche e flessibili, basate sull’innovazione tecnologica e su un approccio di miglioramento progressivo.

La sostenibilità diventerà raggiungibile solo se si favorirà una sinergia concreta tra le esigenze del mercato e le azioni regolatorie, senza cadere nella trappola della perfezione prematura che blocca l’innovazione necessaria.

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