Esplosione al deposito ENI di Calenzano: criticità e lezioni sulla sicurezza industriale
Alla luce delle prime ricostruzioni, l’incidente al deposito ENI di Calenzano evidenzia gravi criticità nella gestione della sicurezza industriale. L’analisi delle cause sottolinea l’importanza di una valutazione continua dei rischi da cui derivare misure di protezione e prevenzione, oltre che rigorose procedure operative.
Dinamica dell’incidente
Il 9 dicembre 2024, un'esplosione di grande intensità ha interessato il deposito di carburanti Eni situato a Calenzano, causando vittime e danni ingenti. L'evento ha portato all'apertura di un'inchiesta da parte della Procura di Prato, ipotizzando reati come omicidio colposo plurimo e disastro colposo.
Secondo la ricostruzione preliminare effettuata dagli inquirenti, al momento dell'esplosione erano in corso interventi di manutenzione straordinaria nelle immediate vicinanze delle pensiline di carico. Contestualmente, diverse autobotti stavano effettuando operazioni di rifornimento. In particolare, le attività di manutenzione riguardavano la rimozione di valvole e tronchetti con l'obiettivo di mettere in sicurezza una linea benzina dismessa da anni.
L'ipotesi avanzata dalla Procura suggerisce che si sia verificata una grave inosservanza delle procedure di sicurezza stabilite per la gestione di tali operazioni. La mancata applicazione delle misure previste avrebbe comportato la fuoriuscita incontrollata di carburante, con successiva propagazione dei vapori nella parte anteriore della pensilina di carico, creando le condizioni per l'innesco dell'esplosione, apparentemente dovuto al calore emanato dal motore di un carrello elevatore in funzione nelle vicinanze. Al momento, la ricostruzione dell'accaduto si basa su ipotesi investigative che necessitano di ulteriori conferme tecniche.
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Criticità emerse
L'inchiesta ha evidenziato diverse criticità nella gestione della sicurezza all'interno del deposito:
- Interferenza tra attività: La decisione di eseguire lavori di manutenzione contemporaneamente alle operazioni di carico delle autobotti ha creato una situazione di rischio elevato, contravvenendo alle norme di sicurezza che prevedono la sospensione delle attività ordinarie durante interventi straordinari;
- Mancata valutazione dei rischi: Non è stata effettuata una corretta valutazione dei rischi associati all'intervento sulla linea di benzina dismessa, la cui connessione a una tubazione attiva non era stata adeguatamente verificata;
- Procedure operative inadeguate: La presenza di una nube di benzina infiammabile indica una gestione inadeguata delle procedure operative e delle misure di prevenzione delle esplosioni.
Cosa prevede lo Stato dell’Arte
La sicurezza nelle operazioni di carico del gasolio è un aspetto cruciale per l’industria energetica e dei trasporti. Negli ultimi anni, sono stati sviluppati standard avanzati che mirano a ridurre i rischi attraverso misure di prevenzione e protezione sempre più efficaci. Per fare chiarezza sulle misure di sicurezza adottate, vediamo una panoramica dei sistemi attualmente esistenti, i quali sono sempre presenti e rappresentano uno standard consolidato.
Formazione di atmosfere esplosive
Il carico di gasolio in una autobotte prevede procedure rigide che minimizzano la probabilità di fuoriuscita dei vapori e la conseguente formazione di una atmosfera esplosiva, oltre alla presenza dei necessari dispositivi di sicurezza. Tra questi citiamo:
- Circuito chiuso per il carico del gasolio, evitando dispersione di vapori;
- Sistemi di Recupero Vapori (VRU), conformi alla Direttiva 2010/75/UE, per la cattura e il trattamento dei vapori.
In particolare, il processo avviene secondo le seguenti fasi:
Cattura dei vapori
- Durante il riempimento, il gasolio sostituisce l’aria all'interno del serbatoio, generando vapori di idrocarburi;
- Un sistema di linee di recupero vapori collega il bocchettone di carico alla VRU, convogliando i vapori senza disperderli nell'atmosfera.
Separazione e recupero
- Il sistema utilizza filtri a carbone attivo, condensazione criogenica o assorbimento con liquidi per separare i vapori dal flusso d'aria;
- I vapori catturati vengono liquefatti e riutilizzati nel processo o inviati a un sistema di smaltimento sicuro.
Scarica dell’aria trattata; - Dopo la rimozione degli idrocarburi, l’aria depurata viene rilasciata in atmosfera rispettando i limiti di emissione previsti dalle normative (Direttiva 2010/75/UE sulle emissioni industriali).
Prevenzione degli inneschi
Scariche elettrostatiche
Le scintille elettrostatiche si generano a seguito della rapida ionizzazione dell'atmosfera tra un oggetto caricato e un altro con potenziale elettrico inferiore. Questo fenomeno si verifica quando la tensione accumulata dall'oggetto carico supera la soglia di rigidità dielettrica del mezzo interposto, innescando così una scarica elettrica.
Quando liquidi, gas o polveri ad alta resistività accumulano una carica elettrostatica durante le operazioni di processo, possono trasferire questa carica alle attrezzature e ai materiali d’impianto, siano essi elettricamente isolati o conduttivi, con cui entrano in contatto diretto o che si trovano nelle loro immediate vicinanze.
Nel caso di sistemi di trasferimento, se questi non sono messi a terra possono vedere l’insorgere di scariche elettrostatiche ad esempio dai carri cisterna.
Per questo sono richiesti dalle normative vigenti collegamenti di messa a terra e collegamenti equipotenziali. Ad esempio, la IEC TS 60079-32-1 afferma che “la messa a terra e il collegamento equipotenziale devono essere continui durante il periodo di possibile accumulo di cariche”. A tal fine sono oggi obbligatori per queste applicazioni dispositivi di interblocco del sistema di messa a terra con le apparecchiature di processo in uso. In caso di perdita della messa a terra, il processo si arresta.
Fonti di Calore
L'innesco per temperatura avviene quando una superficie o un componente raggiunge una temperatura tale da innescare l'accensione della miscela esplosiva presente nell'ambiente. Possibili fonti di calore possono derivare dal surriscaldamento di apparecchiature quali motori elettrici o a causa di sovraccarichi e guasti meccanici.
In generale è bene adottare una corretta progettazione dei sistemi e delle aree in cui sono inseriti, in modo da minimizzare il rischio. La Direttiva 2014/34/UE prescrive l'uso di apparecchiature certificate ATEX con classe di temperatura adeguata. Inoltre, la Direttiva 1999/92/CE impone misure di prevenzione per ridurre il rischio di accensione involontaria.
Oltre a questo, si devono adottare sistemi di monitoraggio delle temperature e corrette metodologie operative, come può essere l’avvio delle operazioni solamente a motore spento e l’inibizione dell’area a altri mezzi o operatori se no quelli strettamente necessari.
Il Fattore Umano
Il fattore umano è una componente determinante negli incidenti industriali, poiché errori operativi, carenze formative e mancato rispetto delle procedure di sicurezza possono aumentare significativamente il rischio di eventi avversi. In particolare, l’attuale letteratura riporta come circa il 70% degli incidenti sia dovuto a imperizia o a una non adeguata analisi dei rischi. Senza una gestione del rischio umano, anche le migliori soluzioni tecniche diventano inefficaci.
Sistemi di Gestione della Sicurezza
Il sistema di gestione della sicurezza è un insieme di procedure, misure tecniche e organizzative finalizzate a prevenire e mitigare i rischi di incendio ed esplosione in ambienti pericolosi come le pensiline di carico gasolio su carri.
L'applicazione nei depositi di idrocarburi è particolarmente critica, poiché il gasolio, pur avendo un punto di infiammabilità relativamente alto (>55°C), può comunque generare vapori infiammabili in particolari condizioni operative.
A seguito di una corretta valutazione del rischio e classificazione ATEX, si adottano le misure di prevenzione e protezione necessarie.
Queste misure non sono sufficienti a garantire la sicurezza in quanto risulta fondamentale ridurre l’errore umano. Deve essere così effettuata:
- Formazione del personale sull'uso di DPI antistatici e corretta gestione delle operazioni;
- Manutenzione preventiva e analisi del rischio per le operazioni straordinarie;
- Piano di emergenza e simulazioni periodiche per garantire una risposta efficace in caso di incidente.
Coinvolgimento della comunità
L'incidente di Calenzano ha visto l'attivazione del sistema IT-ALERT, un sistema di allarme pubblico, sviluppato dal Dipartimento della Protezione Civile, progettato per inviare messaggi di allerta direttamente sui telefoni cellulari delle persone presenti nel raggio di 5 km dall’area a rischio.
Il sistema viene attivato in caso di gravi emergenze o catastrofi imminenti, come terremoti, maremoti, incendi industriali, incidenti nucleari o eventi meteorologici estremi. L'obiettivo è informare tempestivamente la popolazione per permettere di adottare comportamenti di autoprotezione.
Conclusioni
L’incidente al deposito ENI di Calenzano dimostra come le misure di protezione attiva e prevenzione siano inefficaci se non supportate da una rigorosa e continua analisi del rischio. La presenza di dispositivi di sicurezza avanzati e procedure operative codificate non è sufficiente se non viene valutata con attenzione l’interferenza tra attività ordinarie e straordinarie, come la manutenzione in ambienti ad alto rischio. La gestione della sicurezza deve basarsi su un approccio integrato, che includa una pianificazione accurata delle operazioni, il coordinamento tra i diversi attori coinvolti e la prevenzione degli errori umani. Senza questi elementi, anche le migliori tecnologie e normative non possono impedire il verificarsi di eventi catastrofici.

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