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Sismabonus capannoni: il tetto troppo basso crea problemi. La soluzione a metratura
del 14/07/2017

Sismabonus capannoni: la limitazione a 96 mila euro come limite massimo per le operazioni di messa in sicurezza, che vale anche per gli edifici produttivi potrebbe frenare l'utilizzo o suggerire frazionamenti fittizi

L'ANCE si sta già mobilitando, ma in realtà una "pezza" potrà arrivare - se arriverà - solo in sede di Finanziaria 2018: in ogni caso è scoppiato il caso relativo al Sismabonus per i capannoni, il cui tetto limite (96 mila euro come per gli appartamenti) sta costringendo qualcuno a inventarsi soluzioni fantasiose, come i frazionamenti fittizi, e che comunque potrebbe limitare di molto l'impatto del bonus fiscale in termini di investimenti mobilitati.

Sismabonus e tetto 96 mila euro
Il limite, fissato alla Legge di Bilancio 2016, prevede il sistema della diagnosi sismica e del salto di classe (cd. Sismabonus, normato a parte) premiato 'a crescere' fino ad un massimo dell'85%. Il limite per le spese che è possibile portare in detrazione è pari a 96mila euro per "unità immobiliare", che per i condomini, si specifica, va "moltiplicato per il numero delle unità immobiliari di ciascun edificio".

Lo stesso vale per i capannoni, che però avrebbero bisogno di un tetto più alto: il 'paradosso' è che con un decreto attuativo è prevista una procedura semplifica per il Sismabonus applicato agli edifici produttivi, che consente di evitare la diagnosi preventiva e di incassare il bonus soltanto tramite alcuni "interventi di rafforzamento locale" elencati dalla legge di Bilancio. In parole povere: la definizione di unità immobiliari si adatta agli appartamenti di un condominio ma non ai capannoni: un edificio produttivo, essendo unità immobiliare singola, è soggetto al tetto dei 96 mila euro. Considerando i potenziali lavori possibili, a livello di miglioramento di classe sismica, per un edificio industriale di dimensioni medio-grandi (involucro, elementi portanti, fondazioni), si capisce bene che quei 96 mila euro rischiano di essere limitativi.

Segnalazioni e correttivi
Molte imprese hanno già segnalato all'Agenzia delle Entrate il 'problema', ma il Fisco può farci poco poiché la norma è chiara e non può essere 'interpretata' diversamente: l'unica possibilità è una correzione della stessa. Nel frattempo, alcune imprese stanno facendo ricorso a frazionamenti fittizi per moltiplicare lo sconto del Sismabonus.

Inoltre, anche l'ISI (Ingegneria Sismica italiana) ha manifestato perplessità sulle linee guida del MIT nella parte in cui si tratta degli edifici produttivi e sta per presentare un documento di analisi. Secondo gli operatori, il problema è che le procedure semplificate ipotizzate dalle linee guida si adattano male alla complessità degli interventi sui capannoni, ovverosia è difficile ipotizzare un intervento di miglioramento sismico sui capannoni senza diagnosi preventiva e verifica di sicurezza successiva. Si chiede, quindi, di poter utilizzare il metodo convenzionale.

Il parere di ANCE con la soluzione prospettata
Per l'associazione dei costruttori, "la norma presenta un difetto di costruzione, perché è stata scritta per i condomini. Ma mentre nei condomini il concetto di unità immobiliare è piuttosto chiaro e la legge di Bilancio fa delle precisazioni in merito, lo stesso concetto di unità immobiliare, applicato ai capannoni, diventa una limitazione". Si chiede quindi di prendere in considerazione una modifica in sede di prossima legge di bilancio, ipotizzando una soluzione semplice, ossia l'aggancio del limite di spesa, per i capannoni, non più al concetto di unità immobiliare ma a un limite di metratura.

Sarà quindi possibile spendere 96mila euro per un certo numero di metri quadri, moltiplicando il limite nel caso in cui l'edificio produttivo sia più grande. "Noi abbiamo proposto 96mila euro ogni 150 metri quadri, ma si può ragionare anche su tetti differenti", chiosano dall'ANCE.

Riguardo i frazionamenti fittizi che alcune imprese stanno provando, per l’Ance si tratta di “una soluzione che però presenta diversi inconvenienti, dal momento che per frazionare il capannone servono comunque degli interventi fisici sulla struttura. A conti fatti, frazionare e poi effettuare la messa in sicurezza potrebbe rivelarsi economicamente poco conveniente”.

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di Redazione Ingenio
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