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Ingegneria fai da te: l'insostenibile leggerezza delle dichiarazioni televisive
del 13/03/2017

Il calcestruzzo è un ottimo materiale da costruzione, ed è impiegato nella realizzazione di ponti in tutto il mondo. Eppure, dopo ogni incidente c'è qualcuno che è pronto a chiamarlo in causa, spesso impropriamente. E così è accaduto anche per il ponte sulla A14, dove il calcestruzzo non ha alcuna colpa.

Sul crollo del ponte sulla A14 fino ad ora ho sentito solo due pareri autorevoli:

  • Giovanni Scotto Lavina, responsabile del procedimento presso Autostrade per l'Italia: "Stiamo facendo gli accertamenti del caso - ripete -: il ponte e? andato in crisi per i motivi che dovremo appunto accertare. La struttura di sostegno provvisorio e? rimasta integra, questo ci teniamo a dirlo. E' una struttura in calcestruzzo: non e? andata in crisi la struttura di calcestruzzo che sosteneva le travi fino all'inizio delle operazioni di sollevamento del cavalcavia. E' andata in crisi la struttura dell'insieme dei sostegni provvisori".
  • Pier Giorgio Malerba, Docente di Ponti al Politecnico di Milano, intervistato alla RAI domenica mattina, ha evidenziato che il problema potrebbe essere dovuto a un problema di distribuzione dei carichi sui martinetti durante il sollevamento e un successivo movimento di rotazione.

Poi ho sentito gli innumerevoli esperti dell'ultima ora. Fra tutti quello del geologo Mario Tozzi, che ha affermato che i ponti crollano per colpa del calcestruzzo. Riprendo dal suo articolo sulla stampa "Per esempio la volontà di risparmiare tempo e denaro, riducendo la sezione dei tondini di ferro, imponendoli lisci invece che «costati» e utilizzando sabbia di mare (praticamente disponibile gratis) invece che di fiume. I sali aggrediscono una struttura metallica già meno robusta e la resistenza del manufatto decade verticalmente. Situazioni di questo tipo sono state registrate più volte nel caso del collasso di manufatti moderni a seguito di alcuni terremoti, come quello de L’Aquila del 2009. Infine nei crolli italiani si registrano con una frequenza, apparentemente maggiore che altrove, «errori» tecnici di vario tipo e natura."

Allora, partiamo con ordine.

I tondini lisci. Dagli anni 80 non si usano più. Da quegli anni le ferriere non li forniscono neppure più. Dal punto di vista della duttilità poi avevano prestazioni eccezionali, quindi da quel punto di vista avevano "qualcosa in più" rispetto ai ferri attuali per una "deformabilità plastica" che aiuta in caso di terremoto. Non fraintendetemi, ovviamente i ferri attuali sono migliori, ma il volere continuare ad accusare il settore di "risparmiare rubando" con i ferri lisci ormai è diventato antistorico.

E il terremoto de L'Aquila: dalle indagini tecniche - non giornalistiche - fatte a L'Aquila dall'Università risulta che i calcestruzzi degli edifici crollati non avessero concreti problemi prestazionali. D'altronde il 50% degli edifici valutati e stato classificato in classe A, immediatamente agibili, solo il 25% in classe E. Questa percentuale è in gran parte presente nel centro storico, dove la maggior parte delle costruzioni che hanno ceduto erano in muratura e molto antiche. Le case in cemento armato sono quelle che si sono comportante meglio, anche perchè la maggior parte dei problemi hanno riguardato le tramezzature e le parti non strutturale. La casa dello Studente aveva problemi di strutturale a livello di progettazione, non un problema di materiali. Peraltro chi sta a L'Aquila sa che "portare la sabbia dal mare" costa più che produrla nelle cave vicine alla città. Allora perchè risparmiare con una sabbia che costava di più.

E veniamo alla sabbia di mare. Bene, dubito che con l'attenzione che si dedica ai controlli sull'ambiente si sia riusciti a "rubare" sabbia di mare dalle spiagge o dai giacimenti marini negli ultimi 40 anni. Chi si occupa del problema del ripascimento degli arenili sa quanto sia sotto controllo questo mondo. Peraltro le Marche sono ricche di cave da sempre, mentre la provincia di Lecco (altra zona dove è crollato un ponte) è un po' distante dal mare per reperire della sabbia marina.

E anche se fosse? Poichè ho dedicato solo 25 anni allo studio del calcestruzzo, ho voluto chiedere un chiarimento a chi ne ha dedicato 40, il prof. Roberto Marino, mio maestro di vita e di tecnica. Roberto mi ricordava un corposo studio del prof. Giacomo Morriconi di Ancona, in cui si evidenziava che la sabbia di amare non porta ai problemi succittati e denunciati.

Infine la durata dei ponti romani e dei ponti moderni. Nell'articolo sulla Stampa ho trovato un'altra considerazione del geologo Mario Tozzi: "E fa ancora più impressione pensare che proprio qui da noi qualcuno voglia realizzare il ponte a campata unica più lungo del mondo sullo stretto di Messina, utilizzando un acciaio che ancora non esiste, con venti in quota a oltre 100 km/h, nella zona più sismica dell’intero Mediterraneo. Nel progetto preliminare gli ingegneri ragionano su una durata del manufatto di appena duecento anni, dieci volte meno di quanto poi sono durati (e durano) i ponti dei romani antichi. Forse meglio lasciar perdere." I ponti Romani che sono durati 2.000 anni sono quelli che sono ancora in piedi ... perchè tanti ne sono crollati. Anche il Pantheon che è costruito un antico calcestruzzo alleggerito è ancora in piedi (chissà, forse hanno usato sabbia di mare) ma tante volte romane sono crollate.

E questa considerazione mi fa da "ponte" per arrivare a un paio di conclusioni. Ogni opera deve essere manutenuta e la manutenzione deve essere realizzata sulal base di un piano programmato già in fase di progetto, e aggiornato nel tempo sulla base di una costante verifica della situazione reale. Quando si mette quindi a budget dello stato la realizzazione di una nuova infrastruttura, viaria o non che sia, occorre quindi prevedere anche i costi successivi per il controllo e la manutenzione ordinaria e straordinaria. Questa valutazione deve portare poi ad altre considerazioni:

  • le scelte progettuali devono tenere conto anche dei costi di manutenzione, non solo di realizzazione;
  • la pianificazione delle opere deve tenere conto che poi andranno manutenute: viaggiando in Germania o in Francia non vedo tanti ponti e ponticelli come sulle nostre autostrade. Tra Riccione e Coriano, a pochi km da dove è avvenuto l'incidente, il comune ha preteso che si mantenessero 2 ponti sulla A14 quando di fece la terza corsia a distanza di un centinaio di metri uno dall'altro: chi pensate che dovrà sostenerne i costi di gestione;
  • i controlli: in Italia i controlli spettano ai laboratori ufficiali o a quelli riconosciuti. Chi deve monitorare l'attività di questi laboratori, così come l'applicazione dell'FPC negli impianti di calcestruzzo, così come i centri di trasformazione del ferro, ... è il Servizio Tecnico Centrale del Consiglio Superiore dei LL.PP., che oggi consta di 2/3 persone. Se non vogliamo essere degi ipocriti, quando si parla di migliorare i controlli diamo più risorse al Consiglio Superiore per aumentare il personale del Servizio Tecnico, altrimenti ... ;
  • la programmazione delle attività di gestione di un territorio così "franoso" e instabile come quello italiano deve portare a una maggiore investimento su due professionisti: il geologo e il geotecnico, tra di loro non interscambiabili, e all'uso di tecnologie affidabili e normate, senza influenze di tipo politico; ricordiamo il problema dela Sicilia di 2 anni fa ... o tanti altri problemi sulla nostra amata terra, dove si pensa di sorregggere un fronte di un terreno solo con un muretto fatto di blocchi o con delle erbe con la radice lunga. Diagnosi, valutazione, progettazione, sistemi affidabili ... le soluzioni ci sono;
  • in un mondo che ha un alto tasso di innovazione tecnologica occorre aumentare il peso delle specializzazioni, soprattutto nell'ambito delle costruzioni, soprattutto nella parte operativa ... e qui ci ce ne sarebbe da dire. Manod'opera specialistica e qualificata. Punto non sostituibile.

Vorrei concludere con un appello a Mario Tozzi, che ha molta più possibilità di noi di parlare al popolo e forse ai politici, di utilizzare il suo spazio pubblico per un approfondimento più tecnico delle problematiche che riguardano il costruire in Italia, in modo che invece di ricordare un problema dei tempi di Amarcord (anche e mi ba' fava i maton) possa esserci utile per risolvere i problemi concreti di oggi.

PS:

Ecco l'articolo di Mario Tozzi sulla Stampa: http://www.lastampa.it/2017/03/10/italia/cronache/tondini-al-risparmio-e-sabbia-di-mare-cos-cede-il-nostro-cemento-armato-rQWQ0IpEWv0kmfNU4u0kQI/pagina.html

 

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di Andrea Dari
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