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Terremoto,Cappochin (CNAPPC): prevenzione e rigenerazione devono essere un binomio indissolubile
del 01/03/2017

“E’ indubbio che in Italia sia, fino ad oggi, mancata la cultura della prevenzione e della manutenzione. Prova ne è la mancanza di investimenti - o quanto meno la loro frammentazione che non ha dato i risultati sperati - per la messa in sicurezza dei territori e degli edifici pubblici e privati che è emersa in tutta la sua drammaticità, come già in passato, anche in occasione degli eventi sismici di questi ultimi mesi. Se è chiaro che il patrimonio culturale vada necessariamente preservato, per quanto riguarda più in generale il patrimonio edilizio, la prevenzione non può che rappresentare un binomio indissolubile con la rigenerazione”.

Così Giuseppe Cappochin, Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, intervenendo al Convegno “Resilienza e sicurezza. Per i territori e per le città”.

“Pur partendo dall’urgenza della ricostruzione post terremoto, serve pensare, ma serve farlo oggi, e realizzare un progetto strategico per le città che abbia l’uomo al suo centro - cosa, questa, che fino ad ora era mancata - e che le renda fulcro dello sviluppo economico e sociale, destinando alle politiche urbane una rinnovata attenzione progettuale accompagnata da uno sforzo economico che guardi ad un orizzonte temporale pluridecennale.

“Per non lasciare che la prevenzione rimanga un concetto vuoto - continua - deve essere lanciato un modello di riqualificazione che abbia il suo fulcro nella sicurezza, ma che punti alla qualità architettonica e ad un modello Paese che tenga conto dell’innovazione digitale, delle nuove tecnologie, dell’energy technology. Non può che essere - anche per questi aspetti - un piano almeno ventennale che sarebbe certamente l’occasione per far compiere al settore delle costruzioni un salto in avanti verso l’innovazione: non solo sicurezza ma anche risparmio energetico e smart building. Potrebbe essere l’occasione per una nuova politica urbanistica fatta di rigenerazione urbana sostenibile e di contenimento di consumo del suolo con città sicure e inclusive, con bassa produzione di CO2 e forti interconnessioni sul modello delle più avanzate esperienze europee.”

Per questi motivi - conclude il Presidente degli architetti italiani - “abbiamo lanciato l’allarme affinchè non si lasci fallire il piano “Casa Italia” che - come abbiamo sin da subito sottolineato - con una previsione temporale di interventi sulle città, sui territori e sul paesaggio al 2030 - rappresenta sicuramente il punto di inizio di una prospettiva nuova sulle politiche di trasformazione urbana”.
 

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