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Regolamento edilizio unico: a ogni regione spetterà una modifica
del 18/10/2016

Probabile accordo definitivo nella prossima Conferenza Unificata del 20 ottobre: ogni regione potrà cambiare una sola definizione uniforme e inderogabile del regolamento edilizio unico. Resta il problema dell’adeguamento non obbligatorio

Chissà se tutte queste ‘curve’ porteranno comunque al rettilineo finale. La questione del nuovo regolamento edilizio unico, in effetti, rischia di diventare una sorta di ‘miraggio’ collettivo, almeno nel senso originale dello schema (definizioni standard uniche e univoche per tutti). 
Ogni ente territoriale, nell’adottare le definizioni uniche del regolamento edilizio statale, potrà modificarne una, in modo da consentire la neutralità delle volumetrie dei piani regolatori comunali. Questo è il compromesso raggiunto, con regioni e di conseguenza comuni, per arrivare ad un accordo definitivo sul nuovo regolamento edilizio che approderà giovedì 20 ottobre in Conferenza Unificata.
Il problema principale resta quindi quello della definizione della superficie, e il metodo di calcolo della superficie accessoria rispetto alla superficie netta e a quella totale. Modificando una definizione standard, verrà consentito agli enti territoriali di adattare lo schema del regolamento senza eccesive conseguenze. Ovvio che l’obiettivo finale sarà quello di adattarsi completamente alla versione ‘originale’ dello schema, ossia quando si tratterà di produrre leggi in materia edilizia o urbanistica.
Attenzione, però. Questo accordo, oltre ad allungare ancora i tempi, conferma che nessuna regione sarà mai obbligata ad adottare lo schema statale. Mettiamo che una regione, entro i 180 giorni consentiti, NON si adegui al nuovo status: lo Stato non avrebbe di fatto nulla, in mano, per dissuaderla. Con tutti gli annessi e connessi del caso. Ricordiamo infatti che il testo del regolamento edilizio unico prevede che, passati quei 180 giorni senza risposta della regione, ci siano altri 6 mesi di tempo per i comuni per adottarlo. Ma quale comune andrebbe ‘contro’ le regole della sua regione in materia edilizia? 

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