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Migliaia i condòmini a rischio sanzioni fino a 2500 euro, rimanendo anche al freddo
08/11/2017
Massimiliano Magri

Pare siano molte le relazioni discutibili che esonerano i condomìni ad installare la contabilizzazione e termoregolazione

ABSTRACT
La direttiva europea 2012/27/EU attuata in Italia dal DLgs 102/14 successivamente modificato con il DLgs 141/16 obbliga quasi tutti i condomini con riscaldamento centralizzato ad adottare la termoregolazione e contabilizzazione dell’energia termica per singolo corpo scaldante.
L’obbligo, percepito come un nuovo balzello da molti cittadini, ha indotto due modalità applicative da parte degli utenti: una verso l’ottemperanza, installando i dispositivi correttamente con risultati quasi sempre incoraggianti, e l’altra verso una certificazione discutibile che esenti tutto il condominio.
In questo articolo si approfondisce il problema delle esenzioni “fantasiose” non rispondenti alla norma oppure, utilizzando correttamente la EN 15459 ma con numeri così falsati, da risultare grotteschi.
Certo, solo inizialmente costa meno una relazione di esenzione rispetto all’installazione dei dispositivi. Però un controllo (nemmeno così accurato) rivelerebbe che la relazione è redatta in maniera artificiosa con due risultati, uno è la mancata installazione dei dispositivi previsti dalla norma, l’altro è la generazione di una parcella per quel particolare progettista poco corretto. Spesso la parcella è superiore ad un valore di mercato rispetto agli altri progettisti seri, ma minore del costo della realizzazione dell’impianto per tutto il condominio.
In questo modo il progettista meno corretto ci guadagna di più e il condominio spende meno, almeno inizialmente. Quando arriveranno le sanzioni entrambi avranno da che pentirsi, tranne forse chi si è autodenunciato. Ci si deve adeguare al più presto, non per evitare le sanzioni, ma per consumare meno energia. La termoregolazione serve davvero, e la contabilizzazione serve per pagare principalmente in funzione di quello che si consuma volontariamente.
Sia ben chiaro che la maggior parte dei progettisti lavora in maniera seria e corretta, ma come in tutte le categorie umane ci possono essere le cosiddette pecore nere, agevolate da leggi poco chiare e quindi aperte ad interpretazioni arbitrarie.
Questo articolo non parla della ripartizione delle spese, argomento che verrà affrontato in altri articoli.
Un sentito ringraziamento agli Ingegneri Magri A. e Socal L. per la loro disponibilità nel cooperare a questo articolo.

LO STUDIO RSE SULLA EFFICIENZA DEGLI EDIFICI RESIDENZIALI, I DATI REALI DI UNA SITUAZIONE OGGETTIVA
Cominciamo da qualche dato certo, la fonte è la Ricerca sul Sistema Energetico di RSE SpA una società del GSE e quindi del MISE. Un documento molto interessante è “Edifici Energeticamente Efficienti: un’opportunità E3=Euro”. In questo documento viene descritto come e quando è utile efficientare gli edifici.

Figura 1 - Fonte: RSE, EEE=euro

Come si vede la metà degli edifici in Italia sono in fascia climatica E ed F.
Inoltre il consumo di energia per riscaldamento del comparto residenziale copre circa il 35-40% dei consumi totali nazionali, ed è in crescita quando invece dovrebbe essere il contrario.

Figura 2 - Fonte: RSE, EEE=euro, in rosso il residenziale, in blu i trasporti, in azzurro l’industria, in verde il terziario e in giallo l’agricoltura.

Il 60 per cento dei consumi del settore è da attribuire ad abitazioni costruite tra il 1946 e il 1980 (di cui il 43 per cento per il solo periodo 1961-1980) e che solo il 14 per cento deriva da abitazioni costruite dopo il 1981.



Figura 3 - Fonte: RSE, EEE=euro

Da questo studio di RSE si evince che il problema dell'efficienza energetica degli edifici italiani è una realtà numerica e non un'impressione o una ricerca di nuovi mercati per smuovere la nostra economia stagnante. In effetti la prima vera legge della efficienza energetica degli impianti è del 1976, la famosa 373.

Come risolvere il problema dello spreco energetico?

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