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Una buona pianificazione per la prevenzione dai rischi: ma cosa significa?
11/10/2017
Silvia Viviani

Silvia Viviani - Presidente Istituto Nazionale di Urbanistica

La prevenzione e la mitigazione dei rischi devono necessariamente passare anche per una buona pianificazione.

Una buona pianificazione, a sua volta, deve però adeguarsi al cambiamento di prospettive e alle mutate condizioni sociali e climatiche, deve tutelare, manutenere e valorizzare non solo i nostri centri storici e tutto il patrimonio culturale e sociale, ma lavorare sui territori più fragili e più esposti ai rischi.

I Piani Governativi Italia Sicura e Casa Italia, il bando governativo per la rigenerazione delle periferie, le strategie per le aree interne e per quelle metropolitane, devono diventare una grande occasione per lavorare sulle nostre città, attraverso collaborazioni reali fra saperi esperti, istituzioni, cittadini, per renderle più belle, accoglienti, sicure e dense di opportunità.

Collegare urbanistica e sicurezza è solo un primo passo, una buona pianificazione potrà realmente creare un cambio di paradigma solo se si rispettano alcune condizioni: semplificazione legislativa e burocratica, ridefinizione della cassetta degli attrezzi dell’urbanistica e introduzione di innovazioni strutturali in tema di governo del territorio.

Nuovi standard per garantire sicurezza idraulica e sismica; bonifiche e prestazioni eco-sistemiche dei suoli; riqualificazione energetica estesa ad ambiti urbani adeguamento delle opere di urbanizzazione alla pressione dei cambiamenti climatici; riconversione ecologica degli spazi non costruiti; formazione e informazione sono alcuni dei temi proposti dall’INU al governo nazionale per indirizzare le azioni di pubbliche e gli interventi privati verso una reale messa in sicurezza del nostro Paese.

In particolare in “Un impegno continuativo e tre passi contro le macerie” l’Istituto Nazionale di Urbanistica ha fornito per il Piano “Casa Italia” proposte operative per la ricostruzione e per la messa in sicurezza dei nostri territori, proposte che devono passare non solo per mutamento sostanziale della disciplina per meglio accogliere le istanze che le condizioni di rischio pongono, ma necessariamente per progetti strategici collettivi e partecipati con metodi e strumenti aggiornati e omogenei a livello nazionale, relativi alla lettura integrata delle condizioni di rischio sismico, geomorfologico e idrogeologico.

Il contrasto alle condizioni di rischio del nostro Paese richiede l'adozione di politiche, piani e progetti fortemente connotati da un approccio adattivo (caso per caso), multiscalare (dalla scala sovracomunale a quella micro locale), multidimensionale (caratterizzati cioè da una elevata capacità di integrazione di saperi, competenze e soggetti).

È infatti necessario, come dimostrato anche dall’esperienza, superare la farraginosità delle procedure, semplificare il quadro normativo e la tendenza alla settorializzazione. Occorre mettere a sistema le conoscenze a disposizione e quelle producibili, far convergere progetti che utilizzano differenti fondi di finanziamento, rendere ordinarie le verifiche di fattibilità degli interventi e le metodologie di valutazione e monitoraggio in grado di garantire efficienza ed efficacia in tutte le fasi, dal progetto alla gestione. 

L’INU sta portando avanti attraverso le sue communities di ricerca e le sezioni regionali, studi e collaborazioni attive con i territori e le amministrazioni locali su progetti pilota per fornire buone pratiche e affiancamento culturale e tecnico in materia di pianificazione, prevenzione e mitigazione dei rischi. Molti sono i programmi in fase di avviamento, altri si trovano in fase più avanzata. Tra quest’ultimi troviamo il progetto pilota della variante al Piano Regolare Generale di Messina dove un attento lavoro di un pool di esperti, tra cui Carlo Gasparrini, membro della Giunta esecutiva INU, sta mettendo insieme una metodologia operativa, che sfocerà in linee guida, per la riduzione dell'esposizione della popolazione in aree a rischio, favorendo lo spostamento in aree più sicure, evitando nuove edificazioni in luoghi ad elevata pericolosità e impedendo conversioni in residenze.

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