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Il mondo BIM che non c’è. E quello che c’è ma “non si dice”. Ecco perché è auspicabile ci sia un richiamo esplicito alle norme UNI nel decreto Baratono.
11/07/2017
Alberto Pavan

In questi giorni, ma anche prima in articoli e convegni, singole voci hanno cercato di far credere che un richiamo alle norme UNI nella legislazione cogente sugli appalti pubblici potrebbe essere lesivo della sperimentazione del BIM del suo sviluppo e della sua corretta implementazione nella filiera. Qualche giorno fa la norma è stata criticata perché non riporterebbe una sua applicazione pedissequa secondo il codice degli appalti. Dimenticando che la norma tratta l’argomento digitalizzazione e flussi informativi nella filiera a tutto tondo (indipendentemente dalla singole leggi del momento e sotto un profilo squisitamente tecnico) e non solo per gli appalti pubblici, ovviamente, ma, soprattutto, dimenticando che esiste una parte 6 interamente dedicata al Capitolato Informativo (fondamentale per le stazioni appaltanti) e un Allegato I alla parte 4 specificatamente dedicato all’uso dei modelli “secondo la legislazione vigente” (UNI 11337-4:2017, da pagg. 88 a 109) dove si esemplifica come la struttura generale della norma può essere declinata per casi specifici come gli appalti pubblici, secondo quelle regole. Ed allora gli obiettivi delle fasi e gli obiettivi ed usi dei modelli diventano quelli del codice degli appalti, gli attributi degli oggetti diventano quelli richiesti delle norme in argomento, i LOD degli oggetti perdono le lettere della UNI (e/o i numeri all’americana) e si allineano invece ai livelli di progettazione (“studio di fattibilità preliminare”, “definitivo”, “esecutivo”) e così via. Insomma ancora una volta una critica per “insufficienza informativa”. Ancora una volta si dimostra che la norma la si critica per principio, per partito preso, perché non la si conosce e non si vuole perdere il tempo di leggerla e comprenderla (coi suoi pregi e possibili difetti), senza pregiudizi. Serve tempo, ed un briciolo di umiltà magari, perché non è la “Bibbia” – come altri decantano dei “propri” scritti o mere traduzioni – ma sono 200 pagine di intenso lavoro condiviso della filiera, su un argomento per molti aspetti ancora nuovo, difficile, sul quale in tanti hanno detto tutto ed il contrario di tutto e su cui UNI, invece, ha cercato di fare sintesi (ragionata e strutturata). Su cui tanti citano testi e dogmi stranieri non secondo la fonte, però, ma secondo una loro personalissima interpretazione, spacciandola per verità assoluta.
Un consiglio, volete approcciarvi al BIM? studiate la PAS partendo dalla 1, e non solo la 2 e la 3 , e provate ad usare il BMToolkit; studiate i documenti dell’AIA , e poi applicate le BIMFormu Specification senza dimenticare che esiste una “Part II: Associate attribute information” – attributi non gemetrici – che nessuno guarda mai; e se volte davvero comprendere leggete i testi originali (UK o USA che siano) non traduzioni o interpretazioni.

In fine, prendete la UN 11337, dedicate il tempo necessario a comprendere perché alcune strade sono state intraprese (a volte con difficoltà) ed altre no rispetto alle “certezze” comuni e provate a vedere se funzionano davvero, oppure no. Ma provatele voi non fatevele raccontare da chi non le ha mai lette (e spesso ha mal letto anche le altre fonti: PAS, BIMForum, ecc.).
Un inciso: in molti si sono stracciati e si stracceranno le vesti perché nelle UNI si è osato scrivere in italiano, tradurre termini sacri come BIM manager, modificare dell’unica scala dei LOD conosciuta (BIM Forum LOD 100, 200, ecc., ma non l’unica esistente):

1. le norme nazionali, per regolamento internazionale, si “devono” (non possono) scrivere in lingua. La PAS è scritta in inglese (GB) perché è la loro lingua non perché sono più internazionali di noi, una norma US-Standard è scritta in inglese USA e non in inglese GB (general information – ISO 6707-2 – ad esempio, negli stati uniti diventa: reference information). E’ una regola internazionale, strano che gli internazionalisti non la conoscono;

2. le scale di LOD nel mondo sono almeno qualche decina non esistono solo le BIMForum Specification. E’un fatto. ILOD più famosi, legati appunto alle BIMFourum Specification usano una scala numerica in centinaia (tipica delle classificazioni USA: 100, 200, 300, ecc.). I LOD UK, quelli delle PAS, invece, hanno una scala numerica da 1 a 6. Citando le PAS come riferimento contrattuale, quindi, si dovrebbero usare i LOD UK (LOD 1, 2, 3…) e non quelli USA (LOD 100, 200, 300 …, come fanno tutti. Ma non è il punto). I LOD della UNI usano le lettere. Perche? Perché venendo dopo (UK e USA) e prendendo argomenti sia dagli uni che dagli altri, e altri ancora e qualcosa dalla nostra tradizione e conoscenza millenaria (costruiamo da prima di inglesi e statunentensi…), è buona norma (internazionale) non creare confusione edincongruenze con quanto già esiste. Quindi, pur essendo alla fine molto simili ai LOD USA, i LOD italiani della UNI, avendo ritenuto necessario introdurre delle peculiarità (che verranno presentate al BIMForum 2017), non usano la scala numerica in centinaia (anche se famosa nel mondo) ma le lettere (A, B, C, ..) perché sia chiaro che i due sistemi sono simili ma comunque differenti (nella UNIè comunque consentito,attraversoil Capitolato Informativo di ciascuna commessa, scegliere se liberamente utilizzare la scala USA o altra, senza alcun problema o vincolo, e non la scala delle UNI. L’unico vincolo èdichiararlo prima e scegliere una scala identificabile nelle regole. E’ anche suggerito, oltre che consentito,definire una scala proprietaria del committente/stazione appaltante in ragione delle proprie specifiche esigenze, vedi ancora l’allegato I della parte 4, per gli appalti pubblici). 

Perché non sia però solo un mio pensiero, senza riferimento alcuno, proviamo a prendere dieci punti, a caso, i primi che mi vengono in mente, per capire perché esiste una norma italiana sulla digitalizzazione del settore costruzioni (molto più del “BIM”) e conoscere o riscoprire cose che in pochi dicono (o vi dicono, o conoscono).

1. La PAS 1192-2 del 2013 è una specifica tecnica, non è una norma, non rappresenta la conoscenza del BIM in Gran Bretagna nel 2013 ma lo spirito pionieristico di alcuni consulenti, tra cui Autodesk UK, nel 2013, verso il BIM. Spirito pioneristico colto con lungimiranza dalla politica inglese per supportare il proprio mercato interno (in crisi come il nostro) eincrementare le esportazioni UK del settoredelle costruzioni nel mondo (nella famosa slide del -20% di costi, ecc. nessuno ricorda, in basso a destra, il: +50%di esportazioni. E se qualcuno aumenta le esportazioni, nel mondo …, anche di servizi come la progettazione..., altri, anche nel continente, evidentemente importano…). Ancora adesso il mercatoinglese è sì progredito molto sul BIM, grazie alla PAS (nata prima del mercato BIM in UK e, quindi, nonper regolamentarlo ma per promuoverlo), ma il suo vero impiego“diffuso”non è ancora prassi consolidata per tutti gli operatori ed i committenti come si vorrebbe far credere (tolti sempre quelli grandi o grandissimi che avrebbero usato il BIM indipendentemente dalla PAS e la conseguente legislazione).Non è prassi nemmeno per quelli pubblici, anzi. Anche lì la strada è in ascesa ed in evoluzione. Come è agli albori anche il tanto decantato e ammirato legal BIM UK, agli inizi e privo di giurisprudenza di riferimento (circostanza su cui si può soprassedere in un paese di Civil law come il nostro ma che non è del tutto indifferente per un paese di Common law come la Gran Bretagna).
E, quindi, la PAS, e tutta la politica sviluppatasi attorno ad essa, non dovrebbero esistere. Almeno secondo le critiche mosse alla UNI (la norma vincola il mercato e non lo stimola). La PAS è una specifica tecnica che ha creato mercato un mercato del BIM in UK (ed in parte nel mondo) prima inesistente, o quasi.Non ne struttura uno già esistente(al 2013) solo da regolamentare. Perché la si cita sempre quale esempio allora? ha un difetto di origine più ampio della norma italiana. La norma italiana del 2017 esce dopo le PAS ed esce perché il mercato e soprattutto i committenti e le stazioni appaltanti chiedono,oggi, sempre più (2017),regole chiare per un mercato oramai scoppiato a macchia di leopardo in cui ogni consulente (ed è qui il nodo) dice e può dire quello che vuole. Avendo sempre ragione perché non esiste una base realmente condivisa (le norme) con le quali deve confrontarsi e può essere “misurato”. Citando un po’ di PAS e di BIMForum alla rinfusa (senza traduzione) i vari consulenti gradiscono non vi siano norme locali (in italiano, come lo sono le leggi ed il codice degli appalti, ad esempio).

Ma questa confusione e questo personalismo rappresentano davvero il bene del mercato e delle stazioni appaltanti pubbliche? O la norma condivisa rappresenta un momento di chiarezza necessario?

2. Il BIM Forum è una organizzazione privata (capitolo USA di BuildingSmart International). Non esprimedi per sé una norma di riferimento, non è partecipata“dal mercato statunitense” ma, come per tutte le organizzazioni, da alcuni portatori d’interesse di una parte specifica del mercato, non piccoli studi e sperdute imprese familiari del Vermont…,ma associazioni e operatori non certo marginali, più facilmente medi, grandio molto grandi (HOK), almeno rispetto il panorama italiano. Molto del BIM statunitense va anche oltre il BIMForum ed ècomunque normato dagli standard: National BIM Standard US, o dalle pubbliche amministrazioni: Città di New York, Esercito, ecc. Ma di quelle fonti normative e pubbliche i consulenti e gli “studiosi”non parlano mai. Si cita sempre solo il privato BIMForum, spacciandolo per la base popolare USA.

La norma UNI 11337 vede al suo tavolo 75 stakeholder in rappresentanza di tutto il settore delle costruzioni. Siedono assieme ANCE e Legacoop; Salini e CMB; Ingegneri, Architetti e Geometri; piccoli studi e grandi società di architettura e ingegneriacome le imprese di costruzione; Confindustria e FINCO; i rivenditori di materiali ed i produttori di componenti per l’edilizia; gli amministratori condominiali e gli sviluppatori; gli enti di certificazione; la pubblica amministrazione, dallo stato alle regioni e le province autonome; l’efficienza energetica come le infrastruttureed itrasporti; l’università e la ricerca. Aprire il tavolo UNI della 11337 ci ha permesso di tornare a sederci ai tavoli europei (CEN) e internazionali (ISO) del BIM.

La UNI11337, oggi, rappresenta, in modo volontario ed assolutamente trasversale, uno dei tavoli più partecipati di UNI. Sia per il settore pubblico, sia per il settore privato. Quale singolo consulente o “studioso” ha mai sentito tanti pareri prima di esprimere la propria ricetta? Quale ricetta di consulente o “studioso” ha mai avuto tanti revisori edha potuto avvalersi di tante collaborazioni?


(...)

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