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Mutamenti sociali e Geoscienze
15/05/2017
Gian Vito Graziano
In uno scenario in continuo mutamento, in cui alla ormai consolidata circolazione delle merci si aggiunge una sempre più intensa circolazione delle persone, anche sotto diverse forme di immigrazione, cambiano conseguentemente i bisogni della società. Anche l'aumento della popolazione è destinato a modificare strutturalmente nel medio-lungo periodo il panorama sociale. Oggi poco oltre i 7 miliardi, la popolazione mondiale è in forte crescita e nel 2050 l'ONU stima che essa raggiungerà i 9,1 miliardi di persone. Secondo il “Word Population Prospects” nove paesi in particolare, India, Pakistan, Nigeria, Etiopia, Stati Uniti, Repubblica Democratica del Congo, Tanzania, Cina e Bangladesh, da soli contribuiscono per metà all’incremento mondiale, con una previsione di crescita che raggiunge il 95%.
 
In questo doppio scenario di mutamento globale i cambiamenti climatici rappresentano una sfida per l'umanità, quella più comunemente percepita, ma non l'unica; si configurano infatti altre sfide, non meno impegnative, da quella alimentare a quella legata a uno sviluppo di una economia mondiale più ordinata e accettabile in termini sociali. Si pensi innanzitutto alle necessità primarie di acqua e cibo, ma anche alla crescente domanda di energia, di abitazione e di infrastrutture, e ancora alle conseguenti necessità industriali e di istruzione. Occorreranno risorse naturali, energia, trasporti, case. Uno scenario che molto probabilmente determinerà l'insorgenza di nuove pratiche e di nuovi bisogni professionali, legati ad una domanda di servizi che si configurerà per esigenze anch'esse in mutamento e per certi versi anch'esse globali.
Per queste accresciute necessità umane si rende necessario sin d'ora attuare interventi caratterizzati da un apporto scientifico, professionale e organizzativo sempre più rilevante e specifico, in virtù del quale sono certamente indispensabili le competenze, ma anche la capacità di potenziarle e integrarle in ragione delle specificità che caratterizzano i mutamenti sociali.
 
In questo senso le geoscienze appaiono tra le discipline che meglio sono in grado di rispondere a molte delle finalità sociali con le quali saremo costretti a confrontarci in futuro e rappresentano anche un deterrente a forme di futuro legate a una visione economica esclusivamente basata sulle forze di mercato e sulla società dei consumi, che rappresentano senza dubbio un modello di sviluppo pericoloso, che amplia il rischio della monopolizzazione sociale già in essere, del persistere o dell’aggravarsi della povertà e del persistere o dell’aggravarsi del degrado ambientale, tutti aspetti che non solo intaccano la resilienza degli ecosistemi e l'economia globale, ma che possono persino erodere la coesione sociale. Nei prossimi anni l'analisi degli scenari globali dovrà definire una priorità di azioni, ovvero una strategia, nella quale non potranno che assumere un ruolo determinante la ricerca scientifica, l’innovazione tecnologica e l'istruzione. Nella sua relazione "Geologist 2.0" presentata al workshop Geologists of Europe in the 3rd millenniumtenutosi nel 2014 a Palermo in occasione dell'Assemblea generale della FEG (Federazione Europea dei Geologi), il Prof. Manuel Regueiro dell'Ilustre Colegio Oficial de Geologos de Espana  indicò negli studi sugli scenari precedenti la piattaforma dalla quale iniziare ad affrontare queste sfide ed evidenziò che proprio in questo approccio le geoscienze hanno una caratteristica che le rende diverse dalle altre discipline scientifiche e uniche nel panorama generale, ossia quella di sapere concepire il passato come preludio. Le geoscienze, evidenziava Regueiro, sono tre le poche discipline, se non le uniche, che fondano sul fattore tempo la loro capacità di leggere e comprendere le fasi evolutive e le trasformazioni, da quelle della crosta terrestre a quelle degli habitat naturali. Ma non solo. In una eventuale transizione verso forme di sviluppo basate sulla sostenibilità, le geoscienze si pongono quale condizione necessaria per garantire un futuro globale non solo ecologico, ma anche umano.
 
Sostenuti dalle testimonianze dei cambiamenti climatici del passato, i geologi ad esempio sono sempre più convinti del fatto che la CO2 sia uno dei principali fattori di cambiamento del sistema climatico. Le evidenze confermano il principio fisico di base che l’immissione di grandi quantità di gas serra, come la CO2, nell’atmosfera causa un incremento delle temperature del pianeta. Tali evidenze dimostrano inoltre che ciò determinerà probabilmente un innalzamento dei livelli dei mari, un aumento dell’acidità degli oceani, una diminuzione dei livelli di ossigeno nell’acqua marina e significativi mutamenti meteorologici.
 
Se poi torniamo alle necessità primarie di acqua e cibo, si è tutti ben consapevoli che sul nostro pianeta migliaia di persone muoiono ancora perché non hanno acqua o perché bevono acqua inquinata e che la risorsa idrica potrà essere universalmente garantita non solo con l'esplorazione idrogeologica e con il corretto sfruttamento delle risorse, ma anche con una gestione e una distribuzione dell'acqua civili. Analogo ragionamento vale per il cibo, dove le produzioni agricole hanno necessità di salvaguardia dei suoli produttivi e di miglioramento della loro fertilità attraverso la conoscenza di rocce e minerali, la loro applicazione diretta e l'attuazione di tecniche di protezione e conservazione dei territori.
 
Non è un caso che il Consiglio d'Europa, nel promulgare la Carta dell'Acqua, abbia sottolineato la necessità che la gestione dell'acqua sia inquadrata "nel bacino naturale, piuttosto che entro frontiere amministrative e politiche", concetto tanto caro alla geologia e ripreso nell'attuale modello internazionale di gestione delle risorse idriche, il cosiddetto "Water Resource Management", a cui si ispirano le politiche idriche dell'Unione Europea, dove si sottolinea l'imprescindibile valore del bacino idrografico per una gestione coerente ed integrata della risorsa idrica.
I temi legati all'acqua e al cibo devono essere inseriti in un quadro ampio che comprenda le esigenze idriche, qualitative e quantitative, delle popolazioni e le attività produttive ed agricole, proteggendole dalle minacce legate al dissesto idrogeologico e ai cambiamenti climatici.
 
La domanda sociale di energia, di infrastrutture, di abitazioni, che per certe popolazioni si traduce in un'istanza di riparo, incide particolarmente nella progressiva crescita della domanda di cultura geologica e di servizi professionali ad essa connessi. Utilizzo di rocce e di materiali per le costruzioni, pianificazione urbana e dei sistemi naturali, smaltimento dei rifiuti, ricerca di risorse energetiche, microzonazione sismica sono tutte attività che si nutrono delle geoscienze e per le quali occorrono geologi. Non ce ne sono molti nel mondo, circa 500.000 scienziati della terra, lo 0,007% rispetto alle altre scienze. Le stime dicono che ci sarà bisogno di altri 10.000 nuovi geologi di tutto il mondo nei prossimi 10 anni, ma le tendenze della professione geologica sono state spesso irregolari, legate all'occupazione e più spesso alla ciclicità delle industrie che impiegano le geoscienze. E a loro volta l’industria, quella mineraria in primo luogo, l'ambiente, le risorse idriche, le università, sono guidati dalla politica e dai mercati, come del resto lo sono i governi. Dobbiamo allora richiamare l'attenzione delle istituzioni, trovando i modi per arrivare alla vita quotidiana della persone, che così valutino il nostro lavoro riconoscendo che riusciamo a migliorare le loro vite, talvolta persino a salvarle, o più genericamente che così riconoscano il fatto che sui saperi geologici possono senza dubbio contare. Il riconoscimento della geologia come salvaguardia dell'interesse pubblico è un paradigma alternativo, ma è forse quello che potrà portare le geoscienze a conquistare il posto che meritano nelle politiche globali per un mondo più sicuro e sostenibile, concorrendo a creare modelli di comportamento efficaci sia sotto l'aspetto della sostenibilità ambientale, sia sotto quello economico.
 
Nella filosofia della scienza un paradigma è la matrice disciplinare di una comunità scientifica, in cui si concentra una visione globale e generalmente condivisa del mondo in cui opera e in cui indaga. La matrice disciplinare di una parte della comunità geologica, quella italiana compresa, nella quale si sta sviluppando una visione globale della società, è una responsabilità che la stessa comunità si è assunta, volta ad "...incoraggiare l'analisi critica dell'uso delle risorse naturali, la valorizzazione e la salvaguardia della Geosfera, la corretta informazione sui rischi, il coinvolgimento della società nell'idea di patrimonio geologico comune e condiviso, che favorisca una costruzione sociale del sapere“ (Manifesto di "Geoetica e Cultura geologica" presentato a Geoitalia 2011 da Silvia Peppoloni e Giuseppe Di Capua). Ma resta ancora una responsabilità locale, che stenta a estendersi all'intera comunità, soprattutto in quei Paesi dove le geoscienze sono storicamente e indissolubilmente legate a forti poteri economici. Ma è l'unica strada percorribile, verso cui dovranno tendere le associazioni geologiche europee e mondiali, alle quali spetta il compito arduo di imboccare la via di uno sviluppo responsabile. Il mondo ha bisogno di scienza e la scienza è senza dubbio dalla parte dei geologi: siamo noi a dover camminare su questa strada, non potendocene permettere altre. 
 
Traduzione dell'articolo pubblicato sulla rivista http://eurogeologists.eu/journal/

 

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