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Storia del laterizio: il primato della tegola da tetto
17/04/2017
Alfonso Acocella

Articolo tratto dal libro STILE LATERIZIO II - I laterizi cotti fra Cisalpina e Roma - Capitolo 3

Il modello di origine di vari tipi di laterizi cotti romani - in particolare il caratteristico mattone quadrato di età imperiale - è da rintracciare nelle grandi tegole da tetto.
Le tegole piane, insieme ai coppi (imbrices), rappresentano anche per i romani – al pari di altre civiltà mediterranee – i più antichi prodotti di argilla cotta usati nell’architettura.
 
Da questi elementi, con notevole ingegno e creatività, gli ingegneri e i costruttori di Roma ne derivano la nuova idea di mattone e la stessa opera muraria composita dell’opus testaceum che renderà grandiosa e spettacolare l’architettura imperiale.
 
È da precisare come nel mondo romano il termine tegula (dal verbo tegere, indicante l’atto del ricoprire) sia impiegato per designare qualunque tipo di manufatto laterizio sottoposto alla cottura in fornace.
 
Lungamente presso i romani la tegula è stata ad indicare tanto la comune tegola da tetto quanto la lastra di laterizio cotto funzionale alle più varie esigenze costruttive; con i termini tegulae mammatae e tegulae tubulatae si indicano, ad esempio, tipi speciali di artefatti utilizzati rispettivamente per le intercapedini murarie dei sistemi di riscaldamento e per lo scolo delle acque piovane dei tetti.
 
In un passaggio famoso del De Architectura di Vitruvio scritto in avvio del principato di Augusto – in un’era in cui l’opus testaceum ancora non si è affermato - si coglie l’uso estensivo e generalizzante del termine tegula (con l’unica aggiunta delle misure: bessales, sesquipedales, bipedalis) riferito, nel caso specifico della citazione vitruviana, ad elementi di laterizio cotto impiegati per la realizzazione di pavimentazioni sopraelevate nei calidari dei bagni:
«Suspensurae caldariorum ita sunt faciendae, ut primum sesquipedalibus tegulis solum sternatur inclinatum ad hypocausim, uti pila, cum mittatur, non possit intro resistere, sed sursus redeat ad praefurnium ipsa per se; ita flamma facilius pervagabitur sub suspensione: supraque laterculis bessalibus pilae struantur ita dispositae, uti bipedales, tegualae possint supra esse conlocatae.
Altitudinem autem pilae habeant pedes duo; eaque struantur argilla cum capillo subacta, supraque conlocentur tegulae bipedales, quae sustineant pavimentaum. Concamarationes vero si ex structura factae fuerint, erunt utiliores, sin autem contignationes fuerint, figlinum opus subiciatur…».
«I pavimenti sospesi dei calidari debbono essere fatti in modo che in primo luogo il suolo sia rivestito di tegole di un piede e mezzo, inclinato verso il calorifero sotterraneo, cosicché una palla se vi è deposta non possa star ferma all’interno ma invece essa da se stessa scenda fino all’anteforno.
Così la fiamma si diffonderà più facilmente nell’intercapedine. E al di sopra con mattoncini di due terzi di piede siano eretti pilastri disposti in modo che tegole di due piedi possano essere collocate al di sopra. I pilastri poi abbiano per altezza due piedi ed essi siano foggiati con argilla impastata con pelo, e al di sopra siano poste tegole di due piedi che sostengano il pavimento. Le volte certo se saranno fatte in muratura, saranno più utili, se invece saranno in travature, vi si ponga sotto un rivestimento di terracotta…».
 
Il termine tegula, quindi, in ambito romano è impiegato sia per indicare la tegola nell’accezione di elemento posto a protezione degli edifici dalla pioggia, sia per designare laterizi cotti destinati ad impieghi costruttivi speciali. Resta, comunque, centrale ed estensivo l’impiego di tegole per la formazione dei manti di tenuta all’acqua negli edifici romani sia d’età repubblicana che imperiale.
 
Presso i romani viene definito tectum qualsiasi soluzione costruttiva idonea alla chiusura superiore e alla protezione degli edifici sia civili che sacri; con tale termine si indicano tutte le coperture (piane, voltate, a falde inclinate) anche se, col tempo, questa denominazione diventerà sinonimo del classico tetto a spioventi coperto da elementi in laterizio.
 
 
Il tetto con struttura portante in legno e manto di tenuta in tegole laterizie è di gran lunga il più adottato nell’edilizia romana a fronte delle più complesse ed onerose coperture a volta che saranno impiegate prevalentemente nei piani inferiori; in ambito italico non presenterà una pendenza elevata a causa delle scarse precipitazioni, attestando fra i 18 e i 33 gradi le inclinazioni delle falde.

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INFO
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