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Costruzioni 2025: La Strategia Necessaria per la digitalizzazione in Italia e cosa accade nella UE
02/04/2017
Angelo Luigi Camillo Ciribini

Il 2025 costituisce, per la Strategia elaborata dal Governo Britannico sulla Digitalizzazione nel Settore delle Costruzioni, denominata Digital Built Britain, una prima scadenza di riferimento, conosciuta anche attraverso i cosiddetti UK BIM Level 3.
In quel Paese, peraltro, sono stati condotti già studi semi ufficiali che traguardano il 2050.

È importante ricordare ciò, in quanto l'avvio del processo di uscita del Regno Unito dall'Unione Europea, evento infausto sul quale, tuttavia, pesano assai più incognite che certezze (anche sotto il profilo strettamente giuridico relativo ai trattati internazionali), non deve fare dimenticare che tutta l'impostazione Europea e Comunitaria al Building Information Modelling (BIM) e, cosa ancor più importante, alla Digitalizzazione dell'Ambiente Costruito, si deve principalmente ai Britannici.
Il che rende del tutto risibili le farneticanti rivendicazioni di sovranismo sull'argomento che giungono da ambiti strettamente localistici nel Nostro Paese.

Prova ne sia il fatto che il Department for Business, Energy and Industrial Strategy (BEIS) dello UK Government guida tuttora lo EU BIM Task Group che produrrà, nel 2017, un BIM Handbook, vale a dire un documento di riferimento per l'adozione omogenea del BIM da parte delle Stazioni Appaltanti e delle Amministrazioni Concedenti in ambito comunitario.

Stesso ragionamento vale per il ruolo della BSI nella promozione dei lavori normativi in sede ISO e CEN, per quanto in essi valgano giustamente le molteplici posizioni nazionali che tendono ad arricchire l'azione trainante Britannica.
A questo proposito, si ricorda che nel contesto della Commissione Europea, oltre all'iniziativa sopra menzionata, i riferimenti più recenti riguardano i Clean Energy Building, mettendo in evidenza lo stretto nesso che intercorre tra Circolarità, Digitalizzazione e Sostenibilità.

È, tuttavia, evidente che le sfide maggiori che ci attendono in sede comunitaria concernono la costituzione di una classe di Committenti Digitalizzati e l'introduzione piena della Digitalizzazione nei Piani e nei Programmi di Investimenti Pubblici e Partenariali Europei, compiendo un passaggio decisivo dalla Sensibilizzazione alla Politica in questa materia.

La geografia della Domanda Pubblica Digitalizzata è, in Europa, piuttosto complessa: accanto al Regno Unito (ove, peraltro, figura anche una Policy specifica per la Scozia e una soglia di applicazione per l'Irlanda del Nord), e all'Irlanda (che ha avviato un processo di consultazione delle rappresentanze), vi sono i Paesi Nordici e Scandinavi (Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia, Svezia) per i quali, tuttavia, non è possibile evitare di fare alcune distinzioni, pur all'interno di quadri specifici di cooperazione.

Di fatto, alla Danimarca spetta probabilmente il primato cronologico in relazione all'adozione governativa, alla Finlandia quello culturale, alla Norvegia quello sistemico e, infine, alla Svezia quello di poter vantare i Big Player di quell'Area (fatti salvi alcuni Norvegesi).

Un ruolo assai significativo, specie per le Opere Infrastrutturali, spetta certamente ai Paesi Bassi, mentre il Belgio stranamente pare compiere passi assai timidi, a differenza del Lussemburgo, che denota una notevole vivacità.
Vi sono, poi, Paesi che, con un coinvolgimento più indiretto dei Governi, manifestano una apprezzabile intraprendenza, come l'Austria, il Portogallo, la Svizzera.

Interessante è, inoltre, anche a livello ministeriale, più o meno esplicito, il ruolo di Grecia, Slovacchia, Slovenia, Polonia, Repubblica Ceca, mentre più defilate appaiono Croazia e Ungheria. Allo stato embrionale giacciono, per ora, Cipro, Bulgaria e Romania, oltre ad Albania, Bosnia e Montenegro (al di fuori dei confini comunitari). La Serbia appare mostrare indizî di interesse non secondari.

Al di fuori dell'Europa Comunitaria si trova anche poi la Federazione Russa che, sull'argomento, guarda ovviamente agli sviluppi Cinesi e, più in generale, Asiatici, partendo, però, dai riferimenti Britannici e Statunitensi: quel grande Paese, infatti, sta compiendo, anche a livello governativo, grandi passi verso l'adozione obbligatoria del BIM, avendo già in corso molte sperimentazioni e sviluppando anche autonomamente soluzioni tecnologiche. Non inesistenti sono anche i tentativi in corso nelle altre Repubbliche Russofone.

Resta, dunque, per l'Italia, il confronto dialettico coi principali Stati Membri della Unione Europea.

  • La Germania, che non ha introdotto l'obbligatorietà  appare sicuramente il Paese che presenta i tratti strutturali del mercato domestico, primo in Europa, più vicini al Nostro, essendo, per di più, accomunata dal primato sulla cosiddetta Industria 4.0, l'ambiente culturale della Manifattura e dell'Agricoltura con cui la Costruzione dovrebbe insistentemente dialogare. Accanto alla straordinaria azione del Ministero Federale dei Trasporti e delle Infrastrutture Digitali, si sta registrando un fattivo interesse degli altri dicasteri competenti per il Settore, oltre che l'attivazione da parte di alcuni Governi Regionali.
  • La Francia, che pure ha mantenuto la facoltatività nell'adozione del BIM, vanta due grandi iniziative, l'una più pubblicistica, l'altra maggiormente privatistica, il Plan Transition Numérique dans le Bâtiment e il Projet National MINnD, che agiscono l'uno sulla General Construction, l'altro sulla Civil Engineering.
  • La Spagna, infine, ha istituito una apposita Commissione Ministeriale, ripromettendosi a breve di introdurre l'obbligatorietà del BIM nella Domanda Pubblica.

Qui si inserisce il potenziale ruolo dell'Italia che sta producendo un Decreto Ministeriale che renda progressivamente obbligatoria l'introduzione dei Processi Digitalizzati nel mercato dei Lavori Pubblici.

Si tratta di un passaggio importante, che può fungere da riferimento a livello comunitario per Francia, Germania e Spagna, ma anche per i Paesi dell'Europa Orientale.

Affinché ciò accada è assolutamente opportuno, però, che al fianco della Prescrizione vi sia una Narrazione.

Serve, in altre parole, la predisposizione di una Politica Industriale per il Settore delle Costruzioni che, in maniera incrementale, si proponga, al 2025 e oltre, di riconfigurare i tratti essenziali e strutturali di Domanda e di Offerta, di un mercato domestico, il terzo o il quarto in Europa, che si trova alla conclusione della Grande Recessione, ma che appare troppo esitante nell'affrontare la Grande Trasformazione dovuta all'Economia Circolare e Digitale che implica l'apparizione della Disintermediazione e la comparsa dell'Autonomizzazione.

In questo momento, infatti, stanno sorgendo alcune preoccupanti divaricazioni: tra gli operatori economici italiani che competono altrove e quelli che sono rimasti nel mercato domestico e in quelli sub domestici, così come tra un Settore Manifatturiero che ha accolto le indicazioni governative del Piano Nazionale Industria 4.0 (Ammortamenti, Centri di Competenza, Digital Innovation Hub) e un Settore Edilizio che appare ancora perplesso sugli obblighi di legge e sui modi per neutralizzarli, aderendovi retoricamente.

Non bisogna, infatti, nascondersi che l'Approccio Circolare e Digitale impatta grandemente sulla Identità degli Attori e dei Prodotti (il caso della Smart Home è clamoroso), costringendo pure a una revisione profonda degli assetti organizzativi e dimensionali.

Le stesse iniziative governative, inerenti al riassetto idrogeologico e alla prevenzione sismica, all'edilizia scolastica, alla riqualificazione energetica e alla rigenerazione delle periferie, oltre che al completamento delle infrastrutture materiali e immateriali, sono spesso percepite dagli operatori economici quali occasioni per perpetuare le configurazioni individualistiche e frammentarie del tempo che fu.

Si tratta, ahimé, di una grande e pericolosa illusione: se il Nostro Paese desidera davvero contare nell'Europa delle Costruzioni, deve, al più presto, elaborare una Strategia Governativa, condivisa dalle Rappresentanze, oggi impegnate in microconflitti tanto legittimi quanto contingenti, dedicata alla Politica (Tecnica) per l'Ambiente Costruito 2025.


Il commento dell'Editore

In questa significativa nota quello che ormai è il "ministro del BIM italiano", il prof. Ciribini, denota un'urgenza imprescindibile per le costruzioni italiane, quella della digitalizzazione. E lo fa guidandoci in uno sguardo internazionale che riprende un fatto di straordinaria attualità: l'uscita dell'UK dalla UE. Che effetti avrà la BRIXIT sulla gestione europea del processo di digitalizzazione delle costruzioni, sulla definizione delle norme e regole, sulla necessaria qualifica dei processi che riguardano la pubblica amministrazione, la progettazione, le imprese, i fornitori. E soprattutto quale sarà a questo punto il modello che dovremo seguire, anche a livello contrattuale, quello di stampo britannico o mitteleuropeo.

Le parole di Ciribini sono in questo caso non solo un elemento di riflessione ma un vero monito a fare, fare bene e fare presto.

Andrea Dari

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