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Ribaltamento di costi e responsabilità del Common Data Environment (CDE) su progettisti e imprese. È corretto?
21/12/2016
Alberto Pavan

La digitalizzazione dei processi costruttivi contempla l’impiego di un ambiente di condivisione dei dati, delle informazioni e dei contenuti informativi (modelli ed elaborati digitali) dove ogni attore, in ogni fase (strategia, progetto, produzione ed esercizio)(1), possa interagire con gli altri al fine dell’ottimizzazione dell’intero flusso informativo.
Detto ambiente è stato originariamente teorizzato nella norma volontaria britannica BS 1192-1:2007 (2) , con specifico riferimento alla fase progettuale, come interazione tra le varie discipline specialistiche ed il project leader, col nome di Common Data Environment (CDE).


Figura 1 - Schema del CDE definito nella BS 1192-1:2007

Nella successiva specifica tecnica PAS 1192-2:2013 (3), l’uso del CDE (4) viene esteso ad ogni fase del processo compresa quella di esercizio (capex: strategia, design, costruzione; opex: esercizio). Fase di esercizio meglio definita nella ulteriore PAS 1192-3:2014.



Figura 2 - Schema del CDE definito nella BS 1192-2:2013

In particolare nella 1192-1 è definita la strutturazione generale del CDE in 4 ambienti/fasi (5) /funzioni (6) :
1. lavorazione (work in progress);
2. condivisione (shared);
3. pubblicazione (published documentation);
4. archivio (archive).

In ciascun ambiente del CDE ogni documento (modelli ed elaborati digitali, ammessi in molteplici formati) è identificato secondo uno stadio di revisione ed uno stadio di idoneità per cui è presente e/o stato immesso (suitability):

In lavorazione:
S0 - lavorazione.

In condivisione:
S1 - coordinamento (solo per modelli);
S2 - informazione;
S3 - revisione interna e commenti;
S4 - licenziato per la costruzione;
S5 - fabbricazione (7) ;
S6 - autorizzazione PIM (Project Information Model)
S7 - autorizzazione AIM (Project Information Model)

In pubblicazione:
1. autorizzati dal committente:
A - costruzione
B - costruzione (parziale per committente)
AB - as-built
2. istanze temporanee delle discipline, non autorizzate dalla committenza (non utilizzabili in fase di costruzione), per fase di progetto (8) :
D1 - appalto (stima)
D2 - stima (appalto)
D3 - esecutivi
D4 - fabbricazione/approvvigionamento
AM - manutenzione (9).

Pur essendo più volte richiamati sia i dati, sia i file, gli elementi del CDE vengono genericamente definiti “container” (10) come set di dati e informazioni strutturati in file, directory, ecc.

Nonostante il nome, quindi, il CDE delle 1192 britanniche più che un ambiente di dati condivisi, trattando di un ambiente di “contenitori” condivisi, sembra avere ancora una forma in maggior modo similare ad un archivio documentale digitale più che ad un sistema di DB relazionale.

Nella normativa tecnica volontaria italiana: UNI11337:2017, in analogia al CDE britannico, si introduce nel processo di digitalizzazione del settore costruzioni l’Ambiente Condivisione Dati (ACDat) quale:
-  “ambiente di raccolta organizzata e condivisione dei dati relativi a modelli ed elaborati digitali, riferiti ad una singola opera o ad un singolo complesso di opere” (11) .

Secondo la norma italiana l’ACDat “è una infrastruttura informatica di raccolta e gestione organizzata di dati, comprensiva della propria procedura di utilizzo.
I requisiti dell’ACDat sono:

- accessibilità, secondo prestabilite regole, da parte di tutti gli attori coinvolti nel processo;
- tracciabilità e successione storica delle revisioni apportate ai dati contenuti;
- supporto di una vasta gamma di tipologie e formati di dati e di loro elaborazioni;
- alti flussi di interrogazione e facilità di accesso, ricovero ed estrapolazione di dati (protocolli aperti di scambio dati);
- conservazione ed aggiornamento nel tempo;
- garanzia di riservatezza e sicurezza
.”

Mentre, gli obiettivi ed in vantaggi dell’introduzione di un ambiente di condivisione dei dati sono:

- “automazione del coordinamento informativo tra i soggetti interessati;
- trasparenza informativa anche in tema di paternità e disponibilità temporale delle informazioni.
- gestione automatizzata delle revisioni e degli aggiornamenti dei dati;
- riduzione della ridondanza dei dati;
- riduzione dei rischi associati alla duplicazione dei dati;
- comunicazione tra le parti interessate attraverso moduli e interfacce di riferimento (richieste di informazioni, istanze, corrispondenza, ecc.).”

Il focus della normativa italiana, rispetto a quella inglese, è incentrato sulla gestione dei singoli atomi (dati), qualsiasi sia la combinazione con cui essi sono veicolati (informazioni, contenuti infornativi- modelli o elaborati digitali, file, ecc.), più che sul “contenitore” (veicolo) degli stessi.

Cosi come per la normativa inglese avviene per i contenuti informativi (qualsiasi sia il loro veicolo “contenitore”), nell’ACDat italiano, gli stessi, ma anche le informazioni ed i dati che li compongono, sono identificati secondo:

Stati di lavorazione:
L0 in fase di elaborazione/aggiornamento: il contenuto informativo è in fase di elaborazione e, pertanto, potrebbe subire ancora modifiche o aggiornamenti. Il contenuto potrebbe non essere reso disponibile ad altri soggetti al di fuori dell’affidatario responsabile.
L1 in fase di condivisione: il contenuto informativo è ritenuto completo per una o più discipline, ma ancora suscettibile di interventi da parte di altre discipline o di altri operatori. Il contenuto è reso disponibile per soggetti oltre l’affidatario responsabile.
L2 in fase di pubblicazione: Il contenuto informativo è attivo, ma concluso, e nessun soggetto interessato oltre l’affidatario responsabile manifesta la necessità di apportare ulteriori interventi.
L3 archiviato: il contenuto informativo è relativo a una versione non attiva legata a un processo concluso, che si differenzia in:
- L3.V “valido”, versione ancora in vigore;
- L3.S “superato”, relativo a versioni precedenti quella in vigore e pertanto sostituite;

Stati di approvazione:
A0 da approvare: il contenuto informativo non è ancora stato sottoposto alla procedura di approvazione;
A1 approvato: il contenuto informativo è stato sottoposto alla procedura di approvazione ed ha ottenuto un esito positivo;
A2 approvato con commento: il contenuto informativo è stato sottoposto alla procedura di approvazione e ha ottenuto un esito parzialmente positivo, con indicazioni relative a modifiche vincolanti da apportare al contenuto stesso per il successivo sviluppo progettuale e/o agli specifici usi per cui è considerato approvato;
A3 non approvato: il contenuto informativo è stato sottoposto alla procedura di approvazione ed ha ottenuto un esito negativo, ed è, pertanto, rigettato.

Per la UNI l’ACDat è posto preferibilmente in capo alla committenza - generale o proponente la singola fase del processo - sia come gestione diretta, sia come gestione indiretta (affidamento a soggetto esterno qualificato appositamente incaricato). Le relative regole sono difatti specificatamente definite nel Capitolato Informativo (CI) (12).
Sempre in capo alla committenza è delegata la garanzia di coerenza ed integrità dei dati in esso contenuti per tutte le fasi del processo mentre, ancora nel CI, è definita la proprietà (o custodia) dell’ACDat al termine di ogni stadio o fase del processo nel caso di modifica della committenza originante.
Nella norma, in nota, si specifica anche che, in particolari casi, la gestione esterna dell’ACDat può essere delegata ad uno degli affidatari. Secondo la norma italiana, quindi, data la sua funzione di luogo di garanzia di condivisione ed integrità del dato, e non solo di mero contenitore, la creazione e gestione dell’ACDat, anche quando indiretta, è solo per particolari casi deferibile ad uno degli affidatari, restando preferibilmente in capo alla committenza.

Lo schema di ACDat riportato in norma (fig. 7, par. 7) rappresenta l’idea di un ambiente tendenzialmente unico per l’intero processo, dall’ideazione strategica di un’opera sino al suo esercizio, mirando all’ottimizzazione della trattazione, coerenza e interazione dei dati attraverso l’univocità degli stessi e la limitazione della loro ridondanza.

Figura 3 - Schema di ACDat in UNI 11337-5:2017

Il CDE della norma inglese, invece, focalizzando l’interesse nel “contenitore” (file) più che nella relazionalità del contenuto (dati) e risultando, quindi, più simile ad un archivio documentale che ad un sistema di integrazione di dati, ha portato a considerare lo stesso “ambiente condiviso dei dati”, introdotto nella digitalizzazione del settore costruzioni, come la somma di più sistemi chiusi specifici, uno per ciascuna fase del processo, più che un unico ambiente in progressivo sviluppo.

Potremmo dunque dire che il CDE britannico resta, nella sua essenza, un archivio documentale, seppure evoluto, mentre l’ACDat italiano cerca di avvicinarsi sempre più ad un concetto di Data Base relazionale, più simile ad una struttura informativa aziendale che contempli il CDE come parte inserita in un sistema di EERP (Extended Enterprise Resource Planning) con DW (Data Warehouse) e DM (Data Mart), SCM (Supply Chain Management), (Customer Relationship Management), ecc., piuttosto che un mero sistema FTP (File Transfer Protocol).

I software e le piattaforme oggi in commercio, cui viene affidato di assolvere alla funzione di CDE secondo le indicazioni britanniche, sono, infatti, per la maggior parte delle loro potenzialità, degli archivi documentali, seppure molto evoluti (con regole di acceso, visualizzatori di modelli, sistemi di coordinamento, firma digitale, gestione delle istanze, ecc.).

Questa embrionale visione della necessità di instaurare nella gestione delle commesse un ambiente condiviso di dati sta comportando il moltiplicarsi di bandi, per appalti di progettazione o costruzione, nei quali non solo si suggerisce la proliferazione di CDE “isolati” ma soprattutto si delega la loro costituzione e gestone in capo all’affidatario anziché mantenerle in capo alla committenza.

Figura 4 - Schema di flusso CDE negli appalti correnti

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1 -UNI 11337- 1:2017:
- dato: Elemento conoscitivo intangibile, elementare, interpretabile all’interno di un processo di comunicazione attraverso regole e sintassi preventivamente condivise;
- informazione: Insieme di dati organizzati secondo un determinato scopo ai fini della comunicazione di una conoscenza all’interno di un processo.
- contenuto informativo: Insieme di informazioni organizzate secondo un determinato scopo ai fini della comunicazione sistematica di una pluralità di conoscenze all’interno di un processo
2 - BS 1192-1:2007 – Collaborative production of architectural, engineering and construction information – Code of practice
3 - Si ricorda che le regole del CDE restano quelle indicate nella norma BS 1192-1:2007, essendo inutilizzabili la sole specificazioni aggiuntive della specifica tecnica (PAS) 1192-2:2013.
4 - BS 1192-2:2013 – Single source of information for any given project, used to collect, manage and disseminate all relevant approved project document for multidisciplinary teams in a managed process. Note: a CDE may use a project server, an extranet, a fil-based retrieval system or other suitable toolset.
5 - BS 1192-1:2007
6 - PAS 1192-2:2013
7 -da S5 a S7 introdotti con PAS 1192-2:2013
8 - In PAS 1192-2:2013 spostati in “condivisione”
9 - Introdotto con PAS 1192-2:2013
10 -BS 1192-1:2007 - container: named persistent set of data within a file system or application data storage hierarchy including, but not limited to, directory, sub-directory, data file, or distinct sub-set of data file, such as a chapter or section, layers or symbol
11 - UNI 11337- 1:2017
12 - UNI 11337-5:2007: capitolato informativo (CI): Esplicitazione delle esigenze e dei requisiti informativi richiesti dal committente agli affidatari.
Nota – Il capitolato informativo corrisponde, nelle sue linee essenziali, all’Employer Information Requirement (EIR).


 

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