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Le professioni tecniche e il cambiamento: verso un congresso della Rete delle Professioni ?
05/12/2016
Andrea Dari

L’esito del Referendum sulla riforma della Costituzione - di cui sono un appassionato sostenitore - al di là del destino di Renzi e del nostro Paese può essere da stimolo per comprendere come affrontare una riforma del sistema di rappresentanza delle professioni tecniche.

Perché di una riforma il sistema ha bisogno. Innanzitutto per fare chiarezza.

Non è possibile che il sistema ordinistico sia considerato un “sistema istituzionale direttamente governato dal Ministero della Giustizia” quando conviene a qualcuno per mettercelo in “luogo ad oggi fin troppo disponibile” - vedi formazione obbligatoria, POS, assicurazioni, organi deontologici … - e al tempo stesso “un sistema di rappresentanza sindacale delle categorie dei professionisti tecnici” quando vi è parimenti l’obiettivo di continuare a mettercelo in “luogo ad oggi fin troppo disponibile” - vedi tariffe minime … Insomma siamo un organo dello Stato oppure no ?

Ma la riforma deve riguardare non solo il sistema ordinistico, ma mettere ordine anche a un sistema che vede oggi troppe sovrapposizioni e incoerenze.

Peraltro, con il recepimento delle direttive europee, le professioni di rappresentanza di alcune categorie di diplomati richiedono per il futuro un passaggio al requisito obbligatorio della laurea: che differenza ci sarà quindi per il cittadino tra il Geometra laureato in architettura e l’Architetto diplomato Geometra? oppure tra l’Ingegnere diplomato geometra e l’Ingegnere diplomato perito e quello che ha fatto il Liceo?

Un altro capitolo da affrontare sarà necessariamente quello delle rappresentanze territoriali.
Quale il futuro ?
> l’attuale, con un Ordine per ogni Provincia per ogni professione ?
> oppure, per salvaguardare la rappresentanza territoriale e ridurre il costo per i professionisti (visto che il sistema si autosostiene) creare delle RPT per ogni provincia (visto che in costituzione restano) ?
> oppure, per ottimizzare la rappresentanza territoriale e ridurre il costo totale chiudere le sedi provinciali e passare tutto alle federazioni ?
> oppure una via di mezzo, lasciare gli ordini provinciali e rafforzare le federazioni ?

Queste sono alcune delle possibilità, la prima lascia le cose come stanno, le altre di sicuro sarebbero fonte di ampie discussioni.

Potrei estendere il discorso anche al tema dei corsi di laurea, agli aspetti normativi che regolano la libera professione, gli studi associati, le società di ingegneria, i professionisti dipendenti e dirigenti nell’industria privata e negli enti pubblici. Tutti ambiti che richiedono almeno una riflessione per un possibile ammodernamento.

Come affrontare quindi una necessaria via per il cambiamento? credo che questa sia la più importante priorità per la Rete delle Professioni. E nel farla, credo che la prima cosa da fare sia quella di indire il primo congresso generale della Rete delle Professioni, un Congresso che punti più all’ascolto che alle proposte, perchè le proposte questa volta devono necessariamente partire dalla base, altrimenti … torneremmo al #votaSì e #votaNo.

 

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