INGENIO » » Caratteristiche del LEGNO per PARQUET
Caratteristiche del LEGNO per PARQUET
29/01/2015
Paolo Rettondini

Il legno, prodotto naturale, si propone come materiale particolarmente versatile e durevole per la realizzazione di pavimenti.
Per le sue caratteristiche, e per le qualità arredative, trova sul mercato ampio gradimento.
Trattandosi di un materiale naturale occorre però conoscere bene il prodotto per poterne “capire” il comportamento ed apprezzarne i pregi.
Il legno possiede caratteristiche e proprietà fisiche ed elasto-meccaniche che lo differenziano molto dagli altri materiali.
Possiede buone caratteristiche meccaniche (Rc= 6-12 N/mmq; Rf=7-14 N/mmq), bassa densità (0,3-0,8 g/cmq), un notevole potere coibentante, è facilmente lavorabile ed è, infine, biodegradabile o in ogni caso facilmente smaltibile.

Accanto a queste qualità positive, ce ne sono altre che rendono questo materiale piuttosto “difficile”. Esso, infatti, è anisotropo, cioè le sue caratteristiche fisiche ed elasto-meccaniche variano notevolmente al variare della direzione delle fibre; è fortemente igroscopico e, quindi,varia il suo contenuto di umidità ed il suo volume a seconda delle condizioni ambientali; può subire, infine, alterazioni di origine biologica favorite da particolari condizioni climatiche quali l’umidità relativa elevata e la scarsa ventilazione.

Il legno è ricavato dagli alberi, che si distinguono principalmente in conifere (o gimnosperme) e latifoglie (o angiosperme).
La microstruttura del legno è costituita da cellule. Se prendiamo un campione di legno e lo esaminiamo al microscopio, ci troviamo di fronte ad una struttura complessa, a prima vista caotica, ma che, se osservata più attentamente, conduce alla conclusione che ciò che vediamo rappresenta un alto livello di organizzazione.
Per comprendere meglio la struttura legnosa, occorre rifarsi alla fisiologia delle piante, cioè alle modalità con cui gli alberi vivono e si accrescono.
L’accrescimento del fusto avviene mediante sovrapposizione di strati successivi di cellule, generate sotto la corteccia.
Nei paesi a clima temperato come ad esempio l’Italia, la produzione di nuovo legno si interrompe durante l’inverno per poi riprendere a primavera.
In questa stagione le nuove cellule sono più grandi e formano il cosiddetto legno primaverile o primaticcio; nel periodo estate-autunno al contrario è prodotto il legno autunnale o tardivo, costituito da cellule più piccole ma con pareti cellulari più spesse che conferiscono al legno una tonalità più scura. Il contrasto di colore che si ripete ogni anno mette in evidenza gli anelli di accrescimento.
Ciò non vale per le specie legnose che vegetano in clima tropicale; cresciute in zone prive di stagione invernale, in tali piante la produzione di nuove cellule non si interrompe mai e di conseguenza gli anelli, quando sono visibili, non indicano sempre una crescita annuale bensì un’alternanza di condizioni di crescita (ad esempio periodi molto piovosi o con assenza di precipitazioni).
Con il procedere degli anni, all’interno delle cellule più vecchie si depositano sostanze quali ad esempio i tannini, che conferiscono al legno maggiori resistenze meccaniche e durabilità.
La parte più interna del fusto, che è formata quindi da legno più vecchio, è chiamata durame. Questa parte del legno di colore più scuro, non è più vitale per l’albero: serve solo come sostegno meccanico.
Il legno più vicino alla corteccia è vivo, ha l’incarico di assolvere a diverse funzioni dell’albero, prima fra tutte, quella di far arrivare alle foglie la linfa. Questo legno ha il colore più chiaro, generalmente biancastro e, per questo motivo, viene detto alburno.
La possibilità di riscontrare fisicamente queste due zone è una caratteristica propria a ciascuna specie legnosa; esistono infatti legnami ad alburno e durame indifferenziati, come ad esempio il faggio, e legnami ad alburno e durame differenziati come ad esempio il rovere.


Le parti costituenti un tronco e le principali sezioni anatomiche del legno

Altre caratteristiche strutturali necessarie per definire e per comprendere i comportamenti del legno sono rappresentate da:

- fibratura, che indica la direzione in cui sono poste le cellule rispetto all’asse del fusto, che può essere parallela, inclinata, intrecciata, ondulata, irregolare
- tessitura, detta anche “grana”, che indica la dimensione delle cellule che formano il tessuto e che possono essere invisibili ad occhio nudo (tessitura fine) o visibili (tessitura media o grossolana)
- venatura, che individua l’effetto figurativo dovuto al contrasto di colore degli anelli annuali

Nel legno possono essere identificate tre direzioni anatomiche fondamentali messe in evidenza dalla direzione del taglio del tronco che può dare una:

- sezione trasversale: quella perpendicolare all’asse del fusto
- sezione radiale: quella che passa per l’asse midollare del fusto e per il suo raggio
- sezione tangenziale: quella parallela all’asse del fusto e perpendicolare alla sezione trasversale

IL LEGNO E L’ACQUA

L’acqua è uno dei principali fattori che influenzano le caratteristiche fisiche e meccaniche del legno.
Quando l’albero è in vita od appena abbattuto può contenere, a seconda della specie legnosa e dell’ambiente di crescita, dal 50% al 300% circa di umidità. Di questa grande quantità di acqua, parte è contenuta nei lumi cellulari, parte è legata alle pareti delle cellule.
Dopo l’abbattimento, l’acqua contenuta nei lumi cellulari è la prima ad uscire, provocando perdita di peso ma non diminuzione di volume. Soltanto quando il legno raggiunge valori di umidità intorno al 30%, inizia la soglia, denominata punto di saturazione delle pareti cellulari, che è di fondamentale importanza in quanto ogni ulteriore perdita di umidità comporta una diminuzione di volume dando luogo al fenomeno denominato ritiro.

Nell'articolo completo la trattazione completa sul legno e l'acqua e sul legno per pavimentazione.
 

Articolo letto: 7172 volte
Eventi in Primo Piano
Dagli Ordini
Isotex blocchi e solai in legno cemento
Seguici su Facebook
Seguici su Twitter
Scarica L'APP di Ingenio